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Educazione al consumo ed alimentare

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Premessa

Se é vero che l’informazione del consumatore é alla base della politica consumeristica, é pure vero che tutti coloro che in questo campo operano, da sempre si trovano a combattere contro le difficoltà che il messaggio informativo sia capillarmente non solo ascoltato o letto, ma metabolizzato dal consumatore/utente/cittadino. Difficoltà oggettiva, reale, differenziata secondo i mezzi di comunicazione e diffusione dell’informazione impiegati: tra i più diffusi troviamo ancora opuscoli, schede, conferenze, talk-show, seminari, lezioni, pagine INTERNET, pubblicità-progresso.

La maggior parte del settore é, quindi, affidato alla carta stampata, ai mass-media, agli incontri pubblici, alle ricerche on line. Ma le famiglie di tutta Europa, sempre più pressate dagli impegni, leggono ed escono sempre meno; quindi si può ipotizzare che una larga percentuale (ca. 70%) delle forze profuse nell’organizzazione di tali progetti informativi vada persa. Ciò significa anche che questo mezzo risulta molto costoso, a causa di questa dispersione.

Inoltre, se il messaggio scritto o visivo (che ha, però, bisogno di essere attualizzato), con i limiti detti, ha una sua valenza su un pubblico adulto, ha una minore presa sui giovani, distratti da problematiche più collegate all’età adolescenziale. D’altra parte sono proprio gli adolescenti cui ci si deve rivolgere, in quanto sono loro, che non hanno ancora schemi o modelli preformati di consumo, i consumatori, si spera più educati e più liberi nelle scelte, di domani. Una metabolizzazione dell'informazione ha, d'altronde, più presa se, alla base, c'é stata una formazione del soggetto cui ci si rivolge. L’unica strada da percorrere per raggiungere lo scopo sarebbe quella di far entrare nei programmi scolastici, trasversalmente, l’educazione al consumo, nelle scuole di ogni ordine e grado, cominciando da quelle elementari ( o primarie), attraverso un progetto coordinato e predisposto in accordo con i rispettivi Ministeri della pubblica Istruzione, della Salute e dell’Ambiente.

Iniziative per l'educazione  e l'informazione dei consumatori

L'articolo 153 del Trattato di Amsterdam, entrato in vigore l'1.5.1999, che ha riscritto l'art. 129A del Trattato di Maastricht del 1992, riconosce il diritto dei consumatori all'informazione e all'educazione. L'istruzione è un settore nel quale le competenze principali spettano agli Stati membri, a livello nazionale, regionale o locale. Ciò vale anche per l'educazione dei consumatori e - in un certo grado - per l'informazione dei consumatori. Alla Commissione europea spetta il ruolo di affiancare le attività degli Stati membri in questi settori e di agevolare la cooperazione tra di essi. L'obiettivo è quello di mettere i consumatori nelle condizioni migliori per conoscere i loro diritti, rafforzando le loro conoscenze e competenze, nonché la loro fiducia.

Soprattutto in seguito all'apertura del mercato interno e alla globalizzazione, l’informazione e l’educazione del consumatore sono diventati una parte sempre più importante nell’ambito di una politica generale di vasta portata, volta alla strutturazione e allo sviluppo di una consapevolezza e fiducia reciproca. Prezzo, sicurezza, qualità, ambiente, sono oggi le parole-chiave dei beni oggetto della politica dei consumatori che, per definizione, è una politica multidimensionale. Infatti, il rapporto qualità/prezzo è il criterio principale che determina la scelta del consumatore; la sicurezza è considerata il fondamentale elemento di scelta, insieme ad altre caratteristiche quale la salvaguardia dell'ambiente; Il consumatore non acquista un oggetto o un servizio, ma un insieme complesso di dimensioni, di aspettative di servizi e di diritti, abbinati al bene stesso e capaci di soddisfare sfaccettature diverse di bisogni. Tali caratteristiche qualitative possono essere di tipo search, preventive all’acquisto, oppure possono essere di tipo experience, potendo essere accertate solo dopo l’acquisto, come il gusto, la durata o l’effettiva qualità di un servizio.

Esistono poi altre informazioni che non potrebbero essere facilmente reperibili per il consumatore, come nel caso della sicurezza o dell’impatto economico di un bene. In quest’ultimo caso si parla di informazioni, di caratteristiche  di tipo credence, cioè fiduciarie, dato che presuppongono un elevato livello di fiducia  del consumatore verso il produttore-venditore. Per le informazioni di tipo search fondamentale è il ruolo delle associazioni di consumatori, che forniscono utili notizie, in merito al rapporto qualità-prezzo, semplificando il troppo variegato panorama delle alternative disponibili, il cui esame sarebbe in pratica insostenibile da parte dei singoli consumatori. Le caratteristiche experience e credence, sono dominate rispettivamente dall’opportunismo reciproco e dalla fiducia. In ogni caso, l’informazione è un bene pubblico, che una volta prodotto determina benefici fruibili da tutti; così, i consumatori più attivi e consapevoli, che riescono a stimolare forme di concorrenza, ottenendo l’offerta di migliori combinazioni qualità-prezzo, comunque ridistribuiscono i benefici generati a tutti i cittadini-consumatori-utenti, anche a quelli non informati.

DALL'INFORMAZIONE ALLA FORMAZIONE

In seguito alla Risoluzione del Consiglio e dei Ministri della pubblica istruzione, del 9 giugno 1986 sull’educazione del consumatore nell’istruzione elementare e secondaria (86/C 184/07), il Ministero italiano della Pubblica Istruzione ha emanato alle scuole la Circolare Ministeriale N.12 del 22 gennaio 1990, attraverso la quale si chiedeva di sensibilizzare il corpo docente ad utilizzare gli spunti presenti nella risoluzione e, nello stesso tempo, attraverso un questionario, si chiedeva di conoscere quali esperienze attinenti i vari aspetti della educazione del consumatore fossero eventualmente in corso nelle singole scuole. Visto che la richiesta di sensibilizzazione era del tutto generica e non seguì alcun piano organico di formazione dei formatori, questa cadde nel nulla e, a parte casi sporadici e non coordinati, nulla di serio fu attuato nelle scuole italiane.

Da quel momento molte iniziative si sono succedute, ma, in mancanza di un progetto organico e duraturo, poco o nulla é cambiato rispetto alla formazione dei nostri giovani al delicato ed importante tema e oggi anche l’Italia si trova a far fronte ad un dato allarmante: il 30% di obesità e sovrappeso giovanili. Si citi:

  • dal 1993 al 2004, la Commissione europea ha organizzato l’European Young Consumer Competition (Concorso europeo del giovane consumatore), il cui scopo era quello di incoraggiare i giovani a divenire consumatori più consapevoli, coinvolgendoli, sotto la guida di adulti, nel lavoro connesso a tematiche consumeriste. Il Concorso è entrato in migliaia di scuole e milioni di famiglie italiane ed europee.
  • Nel 1998 e nel 1999, nei 15 Stati Membri dell’Unione Europea la Commissione ha organizzato campagne di informazione riguardo alla sicurezza degli alimenti e, sulla base dei risultati conseguiti, ha continuato a intraprendere tali iniziative con cadenza annuale.
  • Sempre nel 1999 la CE pubblica una guida scolastica di educazione alimentare, divisa in 4 sezioni, destinata ai giovani fino ai 16 anni di età, adottata dal Comitato regionale della WHO.
  • Nel 2000 il Ministero delle Politiche agricole lanciò un portale di educazione alimentare per le scuole:"www.softwaredidattico.it/EducazioneAlimentare.
  • La Commissione europea, in collaborazione con le autorità competenti in materia di educazione, nel 2004, in sostituzione del succitato Concorso, ha sviluppato una web-based consumer education platform (DOLCETA-www.dolceta.eu), divisa in 7 moduli,  diretta ai formatori ed altri multipliers in materia di educazione e informazione al consumatore. Il materiale didattico fornito andava oltre la semplice trasmissione di informazioni generali, comprendendo esercizi di apprendimento e altro materiale interattivo e diversificato in relazione all’ambiente di insegnamento, con o senza il supporto di un insegnante competente in materia.
  • Nel 2005 si insediò un gruppo di lavoro interministeriale, con il compito di studiare la possibilità di introdurre l’educazione alimentare come nuova disciplina, che non ebbe seguito.
  • Durante la 14ma sessione della Commissione per lo sviluppo sostenibile (CSD14, New York, maggio 2006), l'Italia ha lanciato una Task Force tematica sull'Educazione al consumo sostenibile. Il legame fra l'educazione e il consumo nasce dalla volontà di considerare il cambiamento dei comportamenti del cittadino e l'acquisizione di una consapevolezza critica, quali elementi fondamentali nel percorso verso nuovi modelli di produzione e consumo.Tra gli impegni della Commissione spiccava quello di far entrare nelle scuole italiane l'educazione al consumo sostenibile.
  • A fine 2008 il Ministero dell'Agricoltura italiano aderì alla proposta della CE di distribuzione gratuita di frutta e verdura agli allievi delle scuole, con un finanziamento di 90 milioni di euro l'anno per l'acquisto e la distribuzione di frutta e verdura fresche nelle scuole, integrati da altrettanti fondi nazionali di importo equivalente negli Stati membri che hanno scelto di fruire del programma. Oltre alla distribuzione gratuita di frutta e verdura, il programma prevede l'elaborazione di strategie nazionali da parte degli Stati membri, comprendenti iniziative educative e di sensibilizzazione, e la condivisione delle migliori pratiche.
  • Finalmente, nel 2009, il Ministero della Pubblica Istruzione ha varato, dapprima come progetto-pilota, il programma “Scuola e cibo”, un percorso formativo interdisciplinare quinquennale, che coinvolge gli studenti dalla scuola primaria all'università. Questo progetto fu lanciato in vista dell'EXPO 2015, trovò il suo sbocco nel 2011 con la pubblicazione ufficiale delle "Linee guida per l'educazione alimentare nella scuola italiana", che dovevano costituire il mezzo offerto alle scuole di ogni ordine e grado per introdurre l'educazione al consumo ed alimentare nelle scuole italiane.

In effetti, molti curricola, elaborati dalle Regioni e dalle Province autonome, prevedono dei moduli di educazione al consumo ed alimentare, introdotti trasversalmente in alcune materie, quali: biologia, chimica, educazione fisica. Cambiato, però, il responsabile del MIUR, il progetto non ha avuto gli esiti sperati: l'EXPO è stato inaugurato l'1 maggio 2015, ma senza le eccellenze scolastiche all'epoca previste. Perciò, a tutt'oggi sono ancora poche le scuole che hanno sistematizzato questo percorso.

In effetti, se si vuole che tali insegnamenti entrino effettivamente nei programmi scolastici, occorrerebbe formare adeguatamente il relativo personale scolastico, compreso quello delle mense, che dovrebbero divenire uno dei luoghi deputati all'introduzione dell'educazione alimentare. Infatti, da una  una ricerca effettuata presso tutti i Provveditorati d’Italia, per conoscere eventuali iniziative nate nelle scuole di ogni Provincia, è risultato non esserci materiale didattico inventariato a livello centrale, bensì tanti opuscoli di educazione al consumo, alla salute e all’ambiente, curati da Enti, Amministrazioni locali, Associazioni di consumatori.

I professori, pertanto, non ricevono alcuna formazione specifica in questo dominio. Perché? Mentre negli anni ’50 si era rafforzata la convinzione che la ricchezza di un Paese dipendesse dalla sua capacità di investire nell’educazione, oggi l’educazione non è più considerata al primo posto delle priorità sociali, in quanto sono subentrati problemi più contingenti, quali: la disoccupazione, l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, la sicurezza, l’impatto ambientale; non si pensa, però, che tutti questi problemi potrebbero diventare collaterali, perché potrebbero essere risolti da una differente organizzazione  e programmazione formativa. Un cittadino "formato", consapevole delle proprie scelte, è un cittadino che ha uno stile di vita sostenibile, cioè attento alla salute propria e degli altri, nonché alla salvaguardia dell'ambiente. E ciò costituirebbe un notevole risparmio per le Amministrazioni pubbliche, risparmio che potrebbe essere investito nell'istruzione.  

Marino Melissano 0
expert
Laureato in Chimica Industriale, specializzato in Educazione alla Salute, esperto di educazione e sicurezza alimentare. Ho insegnato "Tecnologia dei processi produttivi degli alimenti" all'Università di Trieste. Fino al 2006 dirigente scolastico dell'ITI/LST "Galilei" di Bolzano. Oggi libero professionista
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